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Ojetti Bufalotta

Paolo
25/10/2017

Caporetto

Alessandro Barbero – edizioni Laterza (2017)

100 anni fa “ Caporetto ”, la più grande disfatta militare che il nostro paese ricordi, tanto che il suo nome è diventato sinonimo di “ sconfitta “ nel linguaggio comune. 


Il 24 ottobre 1917 a suon di cannoni e mitragliatrici, le truppe austriache e tedesche aprirono un varco tra le linee italiane permettendo alle Sturmtruppen di avanzare, annientare buona parte della 2° Armata e penetrare in Friuli. Nonostante l’enorme sacrificio di vite umane, decine di migliaia i morti e i feriti, trecentomila i prigionieri, l’ esercito italiano, dopo la ritirata di Caporetto, iniziò dalla linea del Piave la sua resistenza, che esattamente un anno dopo, portò alla vittoria finale. 

Smisurata la letteratura sull’argomento, di carattere memorialistico e storico. In occasione del centenario, da segnalare la recentissima pubblicazione del libro di Alessandro Barbero , uno dei più importanti storici italiani , che con il suo “ Caporetto ” rilegge il tragico episodio sotto una nuova luce. 

La battaglia di Caporetto, semplicisticamente ricordata come il teatro dove si è drammaticamente consumato uno dei momenti più significativi della nostra storia militare, si riappropria, nella magistrale ricostruzione di Barbero, di tutti quegli elementi di contorno che storiograficamente, le restituiscono le caratteristiche di evento assai complesso. 

Il disastro di Caporetto è la risultante di molteplici fattori: politici, sociali, culturali, ed infine militari. Alla debolezza dello stato, si aggiunge, un esercito di contadini, artigiani ed operai mal addestrato, fragile, passivo, sfinito e allo sbando, da Cadorna definito vile, in attesa di ordini che non arriveranno mai, a causa della comunicazione interrotta dai bombardamenti, annichilito da un avversario, quello tedesco, strategicamente veloce, dinamico, furtivo nel suo incessante avanzare, guidato da un giovanissimo Rommel. 

Soltanto l’orgoglio di una popolazione di giovanissimi provenienti da ogni parte d’Italia, la cui mobilitazione militare e civile, questa volta sotto la guida di Diaz, poteva stimolare e generare una doverosa reazione a questa storica sconfitta, ponendo le basi per una ipotetica costruzione dell’identità nazionale. 

Nella storia di un secolo fa, la chiave di lettura del nostro presente; un paese il nostro, che si considera prospero e civile, è da sempre segnato da disuguaglianze e squilibri di natura sociale ed economica che minano alla base la sua idea unitaria, la sua identità. 

Conoscere la nostra storia, gli avvenimenti che si sono susseguiti, aiuta a capire chi siamo e a definire il contesto culturale nel quale si è formata la nostra identità. Soltanto la piena consapevolezza di ciò, può costituire la premessa per comprendere il presente ed orientare il futuro.

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